Il Castello – Il Santuario

Il Castello

Secondo la leggenda la sua fondazione sarebbe opera di Carlo Magno, in onore del paladino Orlando. Lo troviamo citato come castrum nel 1296; nel 1299 anno della battaglia nelle acque del mare antistante tra i fratelli Aragona per la contesa del trono di Sicilia scontro che ha coinvolto 96 galee e provocato molte miglia di morti .

Nel 1500 la torre svolge la funzione di avvistamento e di allarme contro i corsari che solcavano spesso il nostro mare.Da Smith sappiamo che era armata,  munita di quattro cannoni, due recuperati da una nave turca naufragata. Nel 1598 ai guardiani viene lasciata da S. Cono la statuetta della Madonna.Nel 1613 subisce gravi danni a seguito di un violento terremoto. Sappiamo da una stampa di Willem Schellinks del 1664 che sulla sommità del monte vi erano varie costruzioni.Vito Amico riporta che nel 1750 era castello, chiesa, osteria, approdo. Della contea, terra e castello, nel 1790 risulta investito Giovanni Antonio Sandoval, a cui successe nel 1811 Bernardo Joppolo Ventimiglia Fardella. All’inizio del XIX secolo, terremoti e frane interessano il monte; periodo in cui viene ceduto alla diocesi di Patti dai frati Cappuccini. Nel 1981-84  vengono consolidate le fondazioni e nel ’94 si restaurano i resti del castello. 

LA MADONNA – IL SANTUARIO 

Il 22 ottobre dell’anno 1598, giovedì, sul castello del Capo, del conte Joppolo, i fratelli Raffa, liparoti, guardiani, credettero di sentire dei rumori nello spiazzale antistante; affacciatisi, con grande sorpresa videro un pellegrino che senza parlare, prese una bùccina, utilizzata per dare l’allarme agli abitanti del borgo durante le numerose incursioni dei pirati. 

Cominciò a suonarla a più non posso, i Raffa, adirati, lo rimproverarono; ma egli imperturbabile seguitò; lasciatili poi in imbarazzo, fuggì via , lasciando per terra un sacchetto, che venne aperto da Antonio Raffa. 

Con grande stupore, in una piccola cassetta vi trovarono,  un minuscolo simulacro raffigurante la Madonna ed alta appena un palmo, di materia ignota, dalle sembianze simili alla Madonna miracolosa di Trapani e di straordinaria bellezza. Fra le braccia teneva il bambino Gesù, che amorosamente la contemplava in viso. 

La cassetta era chiusa da due sportellini, ornati entrambi nell’interno: uno decorato con l’immagine dell’arcangelo S. Michele, e l’altro con quella di S. Francesco di Paola. 

I guardiani, ripresisi dallo stupore, credettero di riconoscere nel pellegrino San Cono Navacita, da loro più volte ammirato e venerato. 

Saputo lo straordinario fatto il prefetto di Capo d’Orlando, Antonino Piccolo, si recò a far visita alla Madonna, commosso e animato da grande  fede supplicò Maria S.S. di salvargli i figli affetti da vaiolo, i quali furono guariti. 

Questo fu il primo miracolo della Madre ai suoi amati figli di Capo d’Orlando. 

La statuina fu portata a Naso; in seguito si verificarono violenti e non dannosi terremoti che avvertirono che doveva essere ritornato a Capo d’Orlando, per proteggere gli Orlandini dalla ferocia dei pirati.  Il  vescovo dell’epoca, Francesco Velardi della Conca, dopo aver studiato attentamente il processo giuridico, ordinò al conte Girolamo Joppolo di erigere una chiesa sulla sommità della collina, nel luo­go stesso designato da S. Cono in una sua apparizione successiva. 

In meno di un anno essa fu finita e decorata di fregi dorati, e il 22 ottobre 1600 potè accogliere la Madonna. 

Alcuni autori del tempo  narrano la lunga e solenne processione, composta da oltre 20.000 persone accorse da ogni parte della Sicilia e dalla Calabria, che da Naso portò la Madonna al suo Santuario. Il clero con l’arciprete di Naso Giovanni Vallerano, gli ordini regolari, le confraternite del paese, ben 300 soldati della milizia urbana in grande uniforme,  mossero dalla parrocchia di S. Pietro. Lungo tutto il tragitto fu un susseguirsi continuo di archi di foglie ingemmate di lumi, di graziosi altarini, di spari di archibugi, di moschetti, di mortaretti e perfino di un cannone che dal forte del Capo taceva da tenore a tutti gli altri spari. 

Arrivati al Santuario la Madonna fu collocata in una nicchia di pietra decorata da fregi d’oro e chiusa con un’inferriata. 

Le autorità allora fecero offerte di doni: il conte di San Marco offrì una lampada d’argento con scolpite le sue armi; lo Joppolo altre due lampade con scolpito lo stemma del suo casato;  Carlo Giudice da Tortorici un calice d’argento. 

Si istituì da quel giorno 22 ottobre 1600 una solennissima festa con mercato e fiera. 

La Madonna mostrò ben presto la sua materna predilezione per gli Orlandini e per i suoi devoti. 

Fino a non molto tempo fa pendevano dall’arco della porta del Santuario delle catene a ricordo  della prodigiosa liberazione dai Turchi del conte di Galati, Placido Cottone, avvenuta nel 1628 nell’arcipelago greco. 

I lampadari iridati di gemme, che per circa 3 secoli hanno brillato nel Santuario e che furono donati nel 1936 alla Patria, ci ricordano la riconoscenza del duca d’Ossuna e viceré di Sicilia Pietro Giron, scampato miracolosamente a morte sicura per essere caduto nella cisterna dell’atrio del Santuario. Gli ex-voto con le numerose barche salvate dalle furiose onde del mare in tempesta, ricordano altri prodigiosi miracoli della Madonna. 

Nel Santuario si conservano due dipinti di Gaspare Camarda della scuola di Antonello da Messina: il «Crocifisso fra due monaci oranti» del 1627 si ammira dietro l’altare maggiore, mentre l’«Adorazione dei pastori» del 1626, si trova in una delle cappelle laterali. 

La notte dell’11dicembre 1925, dallo storico Santuario, elevato ora a monumento nazionale, veniva rapito il prezioso simulacro di Maria SS.. 

Senza alcun risultato risultarono le ricerche compiute dagli Orlandini. 

Nell’’anno 1926 si fece eseguire una copia in argento del piccolo simulacro, che rimane tutt’ora esposto nel Santuario.

 Fonte : archeoclubcapodorlando.it